Gli 800 Beati Martiri

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Nel 1453 Costantinopoli, ultimo baluardo cristiano contro l'islam, era stata espugnata da Maometto II. Il nuovo impero musulmano, che sostituiva traumaticamente quello bizantino, puntava a conquistare una testa di ponte per risalire l'Italia.

Nel luglio del 1480 apparve all'orizzonte un'enorme flotta composta da 150 navi per una forza complessiva di 18.000 soldati (Otranto non contava più di 6.000 uomini) sotto il comando di Ghedik Achmed Pascià. Fu probabilmente un vento di scirocco a gonfiare le vele delle galee turche.

 

 

 

 

La cronaca della spedizione è di Ibn Kemal, uno studioso (1468-1534),         che così descrive la Puglia vista da bordo delle navi "…biasimare non si         potrebbe chi l'abita. Se vuoi trascorrere vita serena, vai ad abitare là."

Nonostante le lusinghe del Pascià nel tentativo di ottenere un libero accesso, la città tentò di resistere all'assedio. L’assedio durò ben 15 giorni e, durante le battaglie, secondo le cronache del tempo, morirono oltre 12000 persone  (all’epoca Otranto contava oltre 20000 abitanti, essendo una delle più importanti città del Salento). Il quindicesimo giorno i turchi riuscirono ad entrare in città, aprendosi un varco nelle mura, ancora visibile oggi. Francesco Zurlo morì nel vano tentativo di respingere le orde degli invasori e, con lui, buona parte dei suoi uomini. A nulla valse l’aiuto offerto da Giovanni Antonio Falcioni, che cercò di tenere a bada gli invasori. Purtroppo anche questa volta prevalsero i turchi. Pesantemente bombardata da quattro direzioni con numerosi ordini di catapulte, non avendo ricevuto soccorso da Napoli, fu conquistata e devastata.

 

 

 

 

La smania vandalica era tale da distruggere tutto senza pietà. Dal varco sulle mura, in poco tempo, giunsero alla Cattedrale dove un gruppo di fedeli vi si era intanto barricato. Come un uragano, l’esercitò turco buttò giù la porta. Vi trovò il vecchio Arcivescovo che, dall’altare maggiore, officiava la Messa: uno dei vandali, senza pietà, gli recise il capo con un colpo netto di scimitarra. Fu solo l’inizio: la strage continuò sino a che l’ultimo degli otrantini rifugiato nel tempio non fu passato per le armi.

Era il 13 agosto 1480 e il comandante Acmet Pascià aveva appena trasformato in realtà il desiderio di Maometto II: fare della casa di Dio la stalla dei suoi cavalli.

A questo punto, non ancora pienamente soddisfatto, ordinò che tutti gli abitanti di Otranto, di sesso maschile e di età superiore ai 15 anni, abbracciassero la religione islamica. Furono raccolti  813 uomini superstiti.

Condotti al cospetto del comandante gli fornirono un’unica risposta: volevano morire per amore di Cristo.

Acmet Pascià li minacciò di decapitazione se non avessero, immediatamente, abiurato la religione Cristiana. Neanche questa minaccia, però ebbe esito positivo. Era il 14 agosto 1480 ed il colle della Minerva cominciò a macchiarsi del sangue dei martiri.

Si racconta che il primo martire,Antonio Primaldo,  pur decapitato, si levò in piedi col solo busto, senza la testa, e restò immobile sino alla esecuzione dell'ultimo dei suoi compagni. Vani furono i tentativi dei turchi di abbatterlo che ricorsero, addirittura, all’ausilio di un bue, ma non ci fu nulla da fare.

 

 

 

Secondo la tradizione, il boia, di nome Berlabei, di fronte a tale prodigio, cadde in ginocchio e  si convertì al Cristianesimo, abiurando pubblicamente la fede islamica. Acmet Pascià non sopportò un tale affronto e lo condannò al supplizio del palo.

Venne distrutta anche l'Abbazia di Casole, ma fortunatamente almeno una piccolissima parte della sua biblioteca, si è salvata. Infatti tal cardinale Bessarione, instancabile viaggiatore, grande amante della letteratura classica, compiva visite continue nei monasteri greco-bizantini e ovunque raccoglieva, o per meglio dire, razziava, manoscritti della civiltà greco-romana. Il cardinale passò anche da Casole prima degli ottomani e nel 1468 donò alla Biblioteca Marciana 533 volumi greci e 301 volumi latini prelevati dallo scriptorium otrantino.

L'occupazione durò un anno, poi le truppe Aragonesi circondarono la città per riconquistarla, ma i Turchi ne avevano modificato le fortificazioni rendendola difficilmente espugnabile. Avvenne un fatto decisivo per l'esito dell'assedio: morì, a soli 52 anni, il grande sultano Maometto II. Bayazid II, suo successore, non fidandosi di Ahmed Pascià, lo richiamò a Costantinopoli dove lo fece imprigionare.

Gli storici sono concordi nell'affermare che la riconquista di Otranto abbia sortito l'effetto di arrestare per sempre l'avanzata turca verso l'Occidente.In questo periodo vengono riprogettate completamente le opere di difesa così come sono oggi visibili. Vi lavorano Ciro Ciri, Maestro Ingegnere del duca d'Urbino e Francesco di Giorgio Martini.

Le s. reliquie dei Martiri dal 1711 sono custodite nella Cappella dei Martiri nella Cattedrale di Otranto (foto in basso). Altre chiese custodiscono reliquie dei Bb. Martiri: S. Maria Maddalena di Napoli, e S. Caterina - Duomo di Milano - Episcopio di Salerno, Roraima (Boa Vista e Mucajaì), Panamà (Pacora) e l'Episcopio di Bari.

 

Il 5 ottobre 1980, nella ricorrenza dei 500 anni dal martirio, Otranto è stata oggetto di visita pastorale da parte di Papa Giovanni Paolo II.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 13-12-04