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La Grecìa Salentina: Storia
L'area geografica comunemente definita Grecìa
salentina è costituita dai territori di nove comuni - Calimera, Martano,
Martignano, Sternatia, Zollino, Soleto, Corigliano, Melpignano e
Castrignano dei Greci tutti siti su una piana lievemente ondulata posta
al centro della penisola salentina, sulla strada che congiunge Gallipoli
a Otranto. Si tratta del relitto di un'area più vasta dove l'uso della
lingua greca, o meglio di un dialetto neogreco, non è mai stato
abbandonato.
La lingua è stata
ed è l'elemento di identificazione di una complessa realtà
storico-antropologica: per secoli, in parte del territorio salentino -
che, grazie all'isolamento geografico, ha conservato nella lingua
arcaiche forme lessicali greche sono sopravvissuti anche riti religiosi,
usi, costumi e credenze, spesso al confine con la superstizione. Un
universo dal carattere conservativo la cui lingua tramanda alcune forme
lessicali arcaiche ritenute da alcuni studiosi prove che rivelano
l'origine magno greca delle colonie griche salentine.
Eppure non è da
dimenticare e sottovalutare l'apporto della più tarda colonizzazione
romana, le cui tracce sono evidenti nell'organizzazione del territorio,
disegnato ancora oggi dal sistema della centuriatio. Limitarsi alle
tradizioni linguistiche per definire, anche storicamente, i limiti
spaziali e cronologici della Grecia salentina è dunque erroneo e
riduttivo.
Non è ancora stata stabilita con certezza la sua
datazione ellenica ma le due ipotesi principali collocherebbero la sua
radice ellenica o nel periodo magno greco (come sostenuto dal Niebhur e
dal celebre glottologo tedesco G. Rohlfs), o nel periodo bizantino (come
sostenuto dal De Blasi e dal Morosi). Non è escluso tuttavia, che ad un
originario nucleo magno greco si siano avvicendate, in tempi diversi,
nuove ondate migratorie di genti provenienti dalla Grecia: guerrieri
achei e spartani, pastori, monaci basiliani, reduci dell’esercito
bizantino, mercanti ecc.
Molto suggestiva è
l’ipotesi che la farebbe risalire alla Magna Grecia o meglio alla Meja
Ellas, di cui faceva parte geograficamente insieme a gran parte della
Puglia, della Sicilia, della Calabria (ove tuttora esiste l’area
ellenofona della Bovesia), con le fiorenti città di Cuma, Sibari,
Siracusa, Crotone e Taranto, la perla della Magna Grecia.
La leggenda narra a tal proposito che Messapo e Taras, figli di Nettuno,
giunti sui nostri lidi nell’ VIII sec. a.C., diedero il loro nome alla
Messapia e alla città di Taranto.
Plinio racconta che i Cretesi, dopo aver fondato Oria, si spinsero fino
all’estremo sud della Puglia, prendendo il nome di “Salentini” (ossia
gente di mare). Questi stessi Salentini saranno alleati dei Tarantini
contro Roma nel 281 a.C. e probabilmente nella battaglia di Ascoli nel
279 a.C. Successivamente insieme ai Bruttii, ai Lucani, ai e all’armata
di Pirro cercheranno di ostacolare l’avanzata delle legioni romane. Con
la sconfitta definitiva di Pirro, re dell’Epiro nel 5 a. C. (presso
Benevento), iniziò la conquista romana del Meridione d’Italia.Nel 476
d.C., con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, i Bizanti»i
subentrarono ai Romani, lasciando tracce indelebili in modo parti are
nella nostra Grecia Salentina.
Il dominio bizàntino venne messo in pericolo dagli attacchi dei
cosidetti “barbari”, in particolare dai Goti e soprattutto dai
Longobardi che, attestatesi nel Ducato di Benevento nel 590 d.C.,
invasero la Daunia, Bari, Taranto e Brindisi, costringendo i Greci a
trincerarsi nell’estremo Salento in quel territorio compreso tra Otranto
e Gallipoli.
Contemporaneamente dovettero fronteggiare gli Arabi (che erano divenuti
molto minacciosi), riuscendo comunque a riconquistare parte del
territorio perduto, compresa la città di Bari che venne governata dal
“Catapano”.
Saccheggiata nel 927 dagli Ottomani, la città di Taranto venne
ricostruita 50 anni dopo dall’Imperatore Niceforo Foca, rimanendo greca
fino al 1063, anno in cui fu conquistata dal normanno Roberto Guiscardo.
Questi da Otranto allestii un esercito che scagliò contro l’Imperatore
Bizantino Alessio Comneno.
Per quanto
inerente il flusso migratorio dalla Grecia verso il Salento, il
Maggiulli segnala, durante il periodo bizantino, diverse ondate (in
particolare durante i regni degli Imperatori Basilio I e Basilio II
negli anni 878-979) che si stabilirono nell’agro di Gallipoli, Nardò,
Ugento e presso Taranto.
Dopo i Bizantini fu la volta dei Normanni, diretti discendenti dei
biondi Vichinghi dagli occhi color del mare c alla splendida
Scandinavia, fedeli al loro motto “Avanti dappertutto” (Ro voek over
alt), erano salpati a bordo delle loro agili imbarcazioni (dette “Lan
gskip” “Drakar” e “Knorr”) sfidando l’ignoto e spingendosi lungo quella
che loro chiamavano “La strada dei cigni” (Over ban svan), raggiungendo
terre lontanissime tra cui la Groenlandia, l’Islanda, e il Winland
(l’America?), venendo in contatto anche con gli Arabi e i Bizantini.
Come dimostra del resto la storia del vichingo norvegese Harald Hardrati
che, giunto fino a Costantinopoli (Miklagard, la Grande Città), combattè
a fianco del generale bizantino Georges Maniakés contro gli arabi in
Sicilia, ed insieme ad altri guerrieri Vichinghi (chiamati anche “Rus” o
“Variaghi”) costituì la guardia del corpo del Basileus.
Dei Normanni rimangono in Puglia splendide testimonianze
architettoniche, tra cui troviamo la sfarzosa cattedrale di Otranto
costruita nel 1080 per volere di Ruggero.
Ai Normanni subentrarono gli Svevi, il cui più celebre e discusso
personaggio fu Federico II di Hohenstaufen (eletto nel 1226 “Imperatore
Augusto, Re di Sicilia e Gerusalemme”). La sua epoca fu contrassegnata
da aspre lotte tra l’Impero e il Papato che aveva chiesto l’aiuto di
Carlo d’Angiò che s’impossessò della Puglia facendo giustiziare il
giovanissimo e valoroso Corradino di Svevia.
Nuovi coloni provenienti dalla Grecia si stabilirono nel territorio di
Brindisi nel XIII sec., come è dimostrato da alcuni registri angioini
del 1272. Il periodo degli Angioni fu contraddistinto da lotte
intestine, e da una ripresa del sistema feudale (instaurato dai
Normanni) nelle sue forme più deteriori. Il conseguente disordine
sociale toccò l’acme durante il regno della regina Giovanna Il che
lasciò la Puglia in balia di se stessa.
Tale stato di confusione agevolò l’opera di Alfonso d’ Aragona che nel
1442 riportò un relativo ordine in Puglia.
Intanto il clero greco, secolare e regolare, che aveva goduto di una
grandissima importanza nell’Italia meridionale, durante l’epoca
bizantina, nei secoli XII e XVI, perdette rapidamente gran parte del suo
prestigio, sopravvivendo nel Salento solo nel ristretto territorio
compreso tra Otranto, Gallipoli, Nardò e Calimera.
In base ad un documento dell’epoca la “Dissertatio de Neretinis
Episcopis”, inviata dal vescovo di Nardò nel 1413 all’antipapa Giovanni
XXIII, si evince che erano paesi greci: Galatone, Casaranello, Alliste,
Felline, Sedi, Neviano, Aradeo, Noha, Fulcignano, Puzzovivo, S. Nicola
di Cigliano e Lucugnano.
Inoltre nel Codice Brancaccio di Napoli (della metà del XVI sec.) nella
“Relazione dei Greci di Otranto” è scritto che si parlava solo la lingua
greca a Soleto, Sternatia, Cannole, Strudà, Neviano e Zollino, mentre si
parlava il greco e il romanzo a Galatina, Aradeo, Noha,Martano,
Castrignano Graecorum, Ruffano e Martignano.
Nel XV secolo dalla Grecia, e precisamente dall’Epiro, sono registrati
nuovi arrivi che si stanziarono nel territorio di Nardò e
successivamente altri che, provenienti da tutta la Grecia e
dall’Albania, trovarono scampo sulle contrade salentine: una moltitudine
di profughi scampati all’invasione ottomana in Oriente, che il
condottiero Giorgio Castriota (detto Scanderberg) aveva cercato
eroicamente di contrastare. Nel 1480 un avvenimento cruento che funestò
tutto il mondo cristiano ebbe luogo ad Otranto.
Otranto, l’antica Hidria di Tolomeo, l’Hydruntum dei Latini, la
roccaforte dell’Impero Bizantino, la porta dell’Oriente per antonomasia,
divenne improvvisamente l’ultimo baluardo dell’Europa cristiana contro
la minaccia degli Ottomani, che attraverso l’Italia volevano
ricongiungersi con i Musulmani di Spagna.
La mattina del 28 luglio dell’anno del Signore 1480, la tranquilla
cittadina che aveva dato il suo nome alla Puglia salentina (chiamata
“Terra d’Otranto”, con le provincie di Lecce, Brindisi e Taranto), si
vide circondata dalle forze dell’Islam, forti di ben 200 navi e 18.000
soldati comandati da Ghedik Achmed Pascià, inviato da Maometto II.
Rifiutata la resa, offerta a buone condizioni dai Turchi, gli abitanti
di Otranto si difesero eroicamente fino all’ 11 agosto, pagando un
tributo di ben dodicimila morti, mentre due giorni dopo altri 800 uomini
venivano decapitati sul colle della Minerva, per non aver voluto
rinunciare alla fede cristiana, proiettando così nella storia dell’uomo
la gloriosa città di Otranto da allora universalmente conosciuta come la
città dei Martiri.
La caduta di Otranto in mano ai seguaci di Allah ebbe conseguenze
nefaste per gran parte del Meridione d’Italia. Moltissimi paesi furono
saccheggiati e distrutti, sia i conventi che le chiese latine e greche
vennero incendiate e molti Salentini portati come schiavi in Oriente.
Della Grecia Salentina solo gli abitanti di Corigliano, rifugiatisi nel
castello, resistettero all’attacco dei Saraceni; negli altri paesi ci
furono saccheggi, morti e devastazioni.
Per scacciare i Musulmani da Otranto, venne bandita una crociata da Papa
Sisto IV a cui aderirono principi italiani e stranieri, ungheresi,
portoghesi, spagnoli, tedeschi, inglesi e francesi, che al comando di
Alfonso Duca di Calabria liberarono Otranto nel settembre 1481 dopo
tredici mesi di assedio.
Nei secoli XVII e XVIII l’area geografica della Grecia Salentina si
restrinse ulteriormente, nonostante l’afflusso di numerosi immigrati
greci sia durante l’occupazione ottomana dell’Ellade, sia
successivamente, come nel 1781 durante il regno di Ferdinando IV. Nei
primi anni del 1800, lo studioso Pacelli di Manduria traccia una carta
della Grecia Salentina, in cui dice che si parla ancora la lingua greca
in tredici comuni, precisamente a Soleto, Sogliano, Cutrofiano,
Corigliano, Zollino, Stematia, Martignano, Calimera, Martano,
Castrignano dei Greci, Melpignano, Cursi e Cannole.
Oggi, nonostante tutto, dell’antica Grecia Salentina rimangono ancora
nove comuni a testimonianza di un glorioso passato che non può e non
deve morire.
(fonti:
trovasalento.it. salentu.com, Lecce e il Salento – Touring Club
Italiano). |