![]() |
||
|
|
Nelle grotte sparse lungo le coste del Salento e nelle campagne interne gli uomini cominciarono ad abitare già 80000 anni fa, nel Paleolitico medio: gli strumenti di selce e di calcare rinvenuti nelle grotte della baia di Uluzzo e di Capo di Leuca e nelle caverne dell'interno hanno permesso di identificare i primi abitanti come uomini di Neanderthal. A questi si sostituirono nel Paleolitico superiore (35 000 anni fa) i Sapiens sapiens, dotati di tecnologie più avanzate e organizzati in gruppi sociali articolati. Dalla grotta delle Veneri di Parabita provengono due statuine di osso o Veneri che attestano la presenza di un particolare culto della fertilità, come accadeva nel resto d'Europa 25 000-18 000 anni fa: la Dea madre venerata presentava caratteri sessuali - seni e ventre - molto pronunciati, e in contrasto con gli altri elementi del corpo umano, appena abbozzati. Intanto in Europa si diffonde il ciclo artistico franco-cantabrico dalla forte impronta naturalistica che fa dei grandi animali i protagonisti della scena. Nel Salento la fase epigravettiana del Paleolitico superiore (18-10000 anni fa) è documentata nella grotta le Cipolliane a Taurisano, nelle doline di Ugento e nella grotta Romanelli di Castro, da cui ha origine il termine romanelliano, adottato per qualificare il periodo (tra 11-10000 anni fa) in cui si afferma una manifattura caratterizzata soprattutto dalla presenza di grattatoi circolari, associata nella grotta Romanelli a un centinaio di pietre incise e a una dipinta.
L'avvento del Neolitico e della sua economia basata sull'agricoltura e
l'allevamento non trova impreparato il Salento, come documenta la
produzione a ceramica impressa di Torre Sabea di Gallipoli, uno dei
centri più antichi del Neolitico meridionale dedicati a questa
produzione.
Sullo
scorcio del IV millennio a. C., in coincidenza con la cultura di Serra
d'Alto, la ceramica dipinta raggiunge i vertici più alti: prevalgono in
questa fase i motivi meandro-spiralici e le forme dotate di manici
avvolti a nastro o ad anello, spesso con protome animale. Rinvenuti in
molte grotte - quali Zinzulusa, Prazziche, Fico,
Veneri, del Diavolo - questi pezzi ceramici sono distribuiti sul
territorio, segno che la rete di produzione è molto estesa. Nel III
millennio a. C. la cultura di Diana, periodo terminale del Neolitico
meridionale spesso associata ai modi di Serra d'Alto, segnerà la fine
della ceramica dipinta: la sostituiscono forme semplici e monocrome con
i caratteristici manici tubolari a rocchetto, mentre su ciotole e
scodelle un minuto graffito costruisce uno zig-zag appena sotto l'orlo.
Con
l'età del Bronzo, nell'arco del II millennio a. C., si sviluppa anche
nel Salento
l'architettura dolmenica che, però, è andata quasi completamente
distrutta. I rari dolmen superstiti
- concentrati quasi tutti nell'area fra
Giurdignano e Minervino (Quattromacine, Scusi, Gurgulante, Placa per
citarne alcuni) e attribuiti al Bronzo antico, anche se la mancanza di
materiale archeologico ne impedisce un sicuro inquadramento cronologico
e una chiara definizione cultuale - poggiano non su lastre monolitiche
ma su blocchi e non presentano nè corridoio di accesso né tracce di
tumuli. Di attribuzione
ancora più incerta sono i menhir (in foto: Menhir Trice a Muro Leccese),
blocchi di pietra allungati
e infissi verticalmente nel terreno, anch’essi rari.
(Fonti: Lecce e il Salento-Touring Club Italiano, trovasalento.it) |
RICONQUISTA
DEL PAESAGGIO![]() Grande risultato raggiunto dagli amici di Coppulatisa, comitato per la riconquista del paesaggio Salentino, promosso da Edoardo Winspeare, con la firma del compromesso per l’acquisto di un terreno di 3000 metri quadrati sulla serra costiera con sopra una costruzione abusiva di 100 metri quadrati. Ma ancora non è finita... servono altri fondi (25,000 € circa) per finire di pagare “il paesaggio dell’anima ferito”. Dobbiamo farcela!!! Salentini di tutto il mondo uniamoci!!! per maggiori informazioni leggete il manifesto, o visitate il sito coppulatisa.it |
Ultimo aggiornamento: 07-12-04