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Tra Oriente e Occidente: i Bizantini Il Salento, rispetto al resto della Puglia , non aveva mai visto nel corso dell’Alto Medioevo l’alternarsi di Longobardi e Arabi, ma era rimasto stabilmente legato a Bisanzio.
Dopo
la caduta dell’Impero
Romano d’Occidente
(476 d.C.), l’Italia è percorsa da popolazioni barbare che,
inizialmente, saccheggiano, depredano, distruggono e uccidono, per poi
insediarsi e cercare di ricucire lo strappo con le popolazioni locali.
Le guerre greco-gotiche (535-553), combattute dai Bizantini contro i
Goti per volere dell’imperatore (basilèus) Giustiniano, intenzionato a
riunire l’Impero Romano sotto l’egida di Costantinopoli, piegano
nuovamente la penisola italiana che si presenta impotente alla
penetrazione e all’insediamento dei Longobardi. Perdute o non ancora ritrovate le testimonianze artistiche relative ai secoli VIII e IX, è solo a partire dal X secolo che compaiono nel paesaggio agricolo insediamenti rupestri e soprattutto piccoli santuari e luoghi di culto, scavati nel tufo e a servizio di comunità e villaggi rurali, che ripropongono i modelli degli edifici bizantini sul divo. Di particolare interesse è la chiesa di Santa Marina a Muro Leccese, una delle espressioni artistiche più interessanti dell’architettura bizantina nel Salento. Eretta intorno al X - XI secolo, conserva il piu' antico ciclo di affreschi sulla vita di San Nicola (foto 8), vescovo di Mira (Licia, Asia Minore, Turchia) in tutto l'arco del Mediterraneo.
A Carpignano Salentino, nella cripta della chiesa delle Ss. Cristina e Marina, compare nell'abside centrale la più antica immagine di Cristo benedicente (vedi foto 7), con l'Annunciazione ai lati: a firmarla, datandola 959, è il pittore Teofilatto, su commissione del prete Leone e di sua moglie Crisolea. La stessa iscrizione, nonché lo stile popolaresco della composizione, rivelano la discontinuità stilistica e qualitativa degli affreschi delle cripte, quasi sempre legate a committenze private. A dipingere sono maestranze locali o provenienti dall'Oriente, che parlano e scrivono greco in un contesto dominato dalla cultura greca. In questa prima fase, che coincide con il dominio politico di Bisanzio tra X e XI secolo, le espressioni artistiche del Salento sono coerenti con quelle delle altre regioni dell'impero d'Oriente, soprattutto con la Cappodocia, la Serbia e Corfù, i cui monumenti e documenti artistici presentano strette analogie stilistiche con quelli salentini.
Nella
maggior parte dei casi, nelle cripte non compaiono ampli cicli
iconologici, ma più spesso sequenze di immagini dei santi, rigorosamente
collocati in posizione frontale entro pannelli devozionali.
Elegantissima, come una principessa bizantina, è la Santa Barbara di S.
Maria della Croce a Casaranello, come anche il Cristo benedicente, il
San Filippo e il Sant'Andrea nella cripta dei Ss. Stefani a Vaste. Ma
non mancano scene di un ciclo cristologico, tutte vivacemente narrate
come la Lavanda dei piedi e l'Ultima Cena in S. Pietro a Otranto. Con
l'avvento dei Normanni si assiste a un proliferare di chiese sul divo e
alla rifondazione di monasteri basiliani che possono contare
sull'appoggio e il sostegno dei nuovi signori, interessati a non
soffocare la cultura locale impregnata di grecità. Tutto ciò testimonia la vivacià del flusso di idee che coinvolge il Mediterraneo influenzando la produzione artistica al tempo dei Normanni prima e degli Svevi dopo. Segnali simili si ritrovano nella chiesa dei Ss. Niccolò e Cataldo a Lecce, voluta nel 1180 da Tancredi, conte di Lecce, dopo il suo ritorno dalla Terra Santa. Felice connubio tra l'impianto francese di tipo borgognone (interno voltato a botte acuta), e l'evocazione islamica della cupola, la chiesa leccese recupera anche il repertorio decorativo bizantineggiante nei capitelli dell'interno e il gusto islamico della decorazione nel portale, dove l'intaglio ligneo musulmano sembra applicato con fedeltà sulla pietra leccese. I Benedettini furono particolarmente abili, insieme ai loro protettori normanni, a coniugare il gusto e le tradizioni artistiche locali con nuovi e accattivanti scenari, innescando un processo, lento ma inesorabile, di occidentalizzazione. E saranno soprattutto la scultura e l'architettura ad adottare per prime il linguaggio "latino": il portale dei Ss. Niccolò e Cataldo diviene un modello che s'imporrà per almeno due secoli, come dimostrano le successive architetture di S. Maria della Strada a Taurisano, S. Maria d'Aurio e S. Caterina a Galatina nel 1391. La pittura, invece, conoscerà una svolta in chiave antibizantina a S. Maria della Croce a Casaranello, dove le vite di S. Caterina d'Alessandria e S. Margherita d'Antiochia, affrescate nella volta della navata centrale da un pittore meridionale conoscitore degli esiti della pittura catalana-roussillionese dell'età sveva, raccontano, per la prima volta in maniera discorsiva, le storie dei santi, così come esse erano interpretate dal popolo. Ma
saranno gli Angioini,con il loro esclusivo gusto francesizzante, da un
lato, e il legame esclusivo col mondo francescano dall'altro, a imporre,
a partire dai primi decenni del XIV secolo, il linguaggio "latino" in
pittura come in architettura. Dalla corte napoletana si irradia in
periferia, presso i nobili feudatari locali, il gusto della
magniloquenza e del potere: nel Salento l'operazione di rinnovamento
viene avviata dal ramo cadetto della casata regnante, in particolare da
Filippo, principe di Taranto. Tra le prime testimonianze di questo nuovo
approccio, figurano la Cattedrale di Nardò e la chiesa di S. Maria della
Lizza ad Alezio. Citata in un documento del 1330 come S. Maria de
Cruciata, la costruzione esibisce in facciata un monumentale avancorpo
fortificato aperto su tre lati e voltato a crociera con i costoloni
poggianti su capitelli figurati: un modello francese che rivela analogie
sostanziali con S.t'Amond de Coly in Dordogna. Con la distruzione di
Gallipoli, voluta da Carlo I d'Angiò, la chiesa di Alezio divenne
cattedrale per alcuni decenni nel corso del Trecento, sino alla
ricostruzione della nuova sede gallipolina. Nella chiesetta di Santo Stefano a Soleto maestranze occidentali che affrescano un giudizio universale e il ciclo cristologico, lavorano a stretto contatto con pittori bizantini cui invece è demandata la decorazione dell'abside, luogo principale di un culto che evidentemente teneva ancora conto della lingua e della liturgia greche.
A Galatina,
invece, è forte la presenza dei committenti nella scelta del programma
iconologico per la chiesa di S. Caterina d'Alessandria. Ultimata da
Raimondello Orsini al ritorno dal suo viaggio in Oriente, completata
nella struttura nel 1391 e assegnata ai francescani, che la fecero
decorare parzialmente negli anni successivi, fu certamente completata
dopo il 1416 con l'arrivo di maestranze napoletane che conoscevano bene
i cicli decorativi di Donnaregina e dell'Incoronata. Una straordinaria
rappresentazione dell'Apocalisse è dipinta nella controfacciata, mentre
nelle vele della seconda campata in rigorose scatole prospettiche sono
raffigurati i Sacramenti. Alle pareti cicli cristologici e biblici, cui
si mescolano figure di santi francescani e stemmi genealogici degli
Orsini, precedono le Storie di Santa Caterina nell'abside, dove si
ergono i monumenti funebri di Raimondello e G. Antonio Orsini del Balzo,
raffigurati in abiti francescani, proprio come usavano i re napoletani. (fonti: trovasalento.it. salentu.com, comune.muroleccese.le.it, Lecce e il Salento – Touring Club Italiano). |
RICONQUISTA
DEL PAESAGGIO![]() Grande risultato raggiunto dagli amici di Coppulatisa, comitato per la riconquista del paesaggio Salentino, promosso da Edoardo Winspeare, con la firma del compromesso per l’acquisto di un terreno di 3000 metri quadrati sulla serra costiera con sopra una costruzione abusiva di 100 metri quadrati. Ma ancora non è finita... servono altri fondi (25,000 € circa) per finire di pagare “il paesaggio dell’anima ferito”. Dobbiamo farcela!!! Salentini di tutto il mondo uniamoci!!! per maggiori informazioni leggete il manifesto, o visitate il sito coppulatisa.it |
Ultimo aggiornamento: 07-12-04